Carolyn Carlson, accoglienza calorosa al Théâtre de Chaillot

Le théâtre Chaillot riserva un’accoglienza calorosa a Carolin Carlson. In programma nel suo calendario due spettacoli della coreografa americana : Blue Lady, balletto creato a Venezia nel 1983 e reinterpretato dal danzatore finlandese Tero Saarinen e Eau la sua ultima creazione.

Blue Lady ha un significato importante nella carriera di coreografa di Carolyn Carlson. L’aveva infatti creato dopo la sua maternità raggiunta a 42 anni. La creazione di quest’opera era stata per lei un ritorno al mondo dell’infanzia, le aveva fatto quindi rivivere certe emozioni e stati d’animo. La musica di René Aubry, astratta e in un certo senso formalista l’aveva accompagnata in questo suo percorso nella memoria. Blue Lady rappresenta quindi un percorso che scava nel ricordo con l’obiettivo di renderlo vivo e attuale.

Non era facile affidarlo a un altro interprete, tanto più a una donna. Carolyn Carlson ha scelto alla fine un uomo per poter far rivivere sul palcoscenico questo pezzo che regala emozioni dall’inizio alla fine. Come afferma la stessa coreografa, la scelta su Tero Saarinen che aveva fatto parte della sua compagnia é stata motivata da differente ragioni : la stessa sensibilità, le stesse idee coreografiche, la stessa percezione del movimento. Possiamo anche aggiungere che la fisionomia del danzatore soprattutto nelle parti danzate di profilo richiama bene quella della sua interprete primaria.

Il risultato di questa reinterpretazione che era stata presentata per la prima volta alla Biennale di Danza di Lione del 2008 é senza dubbio positivo. Tero Saarinen ripercorre gli intinerari intimi della Carlson con la sua interiorità di uomo, mantenendo perfettamente lo stesso disegno coreografico. Si tratta di un’interpretazione forte e realista. Ci sono chiaramente punti che divergono dalla precedente ma questi restano uniformi con lo spirito originario del balletto.

Nella seconda coreografia in programma al Théâtre de Chaillot Eau, si ritrovano alcuni elementi propri del linguaggio e dell strutture coreografiche di Pina Bausch. L’opera si divide idealmente in cinque parti : Primal, riconoscimento al ruolo primordiale dell’acqua e del suo ruolo originario per la vita degli uomini ; Deep, la seconda parte ci riconduce negli aspetti più misteriosi dell’acqua, fonte di mistero, inquietudine e interrogativi capace di condurre l’uomo negli aspetti più oscuri dell’universo. La terza parte, Violent waters, mostra tutta la violenza e il potere dell’acqua simbolizzato dall’immagine del mare in tempesta. Qui i sei danzatori uomini interpretano magnificamente le intenzioni di Carolyn Carlson.

In Dirty Waters, la coreografia si sofferma sui danni e sui pericoli dell’inquinamento. La fonte della vita, l’acqua minacciata dai progressi della civiltà. Anche questi aspetti vengono rappresentati con una lucidità estrma anche grazie all’aiuto di pezzi recitati.

Chiude lo spettacolo la quinta parte Pure Waters, un inno al ritorno e alla purezza dell’acqua che dovrebbero riflettersi anche nell’animo di tutti gli uomini.

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