Serata Petit

Riprendono alla Scala gli spettacoli di balletto con Serata Petit, già presentata in anteprima a maggio al Teatro Regio di Parma. Dopo il debutto nazionale del nuovo allestimento de Il pipistrello nel 2006, la Serata Petit preannuncia il prossimo appuntamento con il coreografo parigino: Pink Floyd Ballet, in programma a giugno e luglio 2009.

La serata é composta da tre opere indipendenti e uniche riprese da Luigi Bonino e Jean Philippe Halnaut.

Il sipario si apre con L’Arlésienne, del 1974, che entra per la prima volta nel repertorio scaligero. Basato sul lavoro letterario e teatrale di Alphonse Daudet e sull »opera di Georges Bizet, è la storia di un amore impossibile, o meglio più amori complementari e impossibili.

Sullo sfondo di un paesaggio luminoso e carico di inquietudine quanto un quadro di Van Gogh, Frederi e Vivette stanno per sposarsi, la loro danza è fatta di gioia e tenerezza. Improvvisamente tutti si fermano, restano immobili e assistiamo al primo assolo del protagonista. Nessuno si accorge del suo tormento e lui non si cura di quello che gli sta accadendo intorno. Come per un sortilegio la realtà è diventata astratta, distante, mentre inizia a prendere forma l »inquietudine di Frederi. L »Arlesiana non apparirà mai in scena, forse non esiste affatto, e proprio per questo ogni donna potrebbe essere lei. Ogni donna, ma non Vivette che cerca inutilmente di riportare Frederi nel suo mondo dorato.

I campi illuminati dal sole cedono il posto a una scatola nera e angusta, l »oppressione che Frederi ha nell »animo si fa sempre più concreta. L »Arlesiana è in ogni ombra, ovunque intorno a Frederi, che per sfuggirle non può che togliersi la vita.

Il secondo balletto, Le Jeune homme et la Mort, è stato creato nel 1947 su libretto di Jean Cocteau e musica di Johann Sebastian Bach. Il balletto rispolvera il tema di Amore e Morte attualizzandolo e infondendogli i tratti tipici dell »esistenzialismo. Non assistiamo a una grande tragedia, ma alla tragicità del male di vivere. In una dimensione angusta e quotidiana si consuma il dramma del giovane artista che non sa sopravvivere alle proprie contraddizioni.

A più di mezzo secolo dalla sua creazione, Le Jeune homme et la Mort ha tutt »oggi la forza di stupire lo spettatore. Petit fonde i virtuosismi dello stile classico aulico con la libertà e la sinteticità della danza contemporanea e con una drammaticità che porta gli artisti a recitare oltre che a danzare. La scenografia, più simile a quella di una pièce teatrale entra nella danza sostituendosi a un ideale corpo di ballo e accompagna i due interpreti che danzano con le sedie, il tavolo e con gli altri elementi scenici. La danza é struggente e la Morte, impersonificata dalla protagonista femminile acquista connotati sensuali, trascinando la sua vittima verso il suicidio con le armi dell’attrazione e della tenerezza.

E proprio in questo modo che Amore e Morte si fondono in un unico atto dalle tinte tragiche.

A chiudere la serata Carmen (1949), tratta dal racconto di Prosper Mérimée e dall »opera di Georges Bizet. Prendendo le mosse dall »opera romantica e mantenendo la struttura ideale del balletto classico, per questa vicenda ambientata nei bassifondi di Siviglia, Petit attinge molto allo stile del musical. I costumi sono colorati ed eccessivi, così come la mimica degli interpreti. La danza è frenetica e incalzante, come l »avvicendarsi dei cinque quadri che portano ben presto al dramma finale.

Non mancano momenti di lirismo nella scena della camera di Carmen e di intensa drammaticità nella lotta tra Carmen e Don Josè. I due amanti si affrontano accompagnati da una musica essenziale fatta di sole percussioni; le loro ombre sullo sfondo ripetono la lotta, che finirà tragicamente con l »uccisione di Carmen per mano del suo amante.

Denominatore comune e protagoniste assolute dei tre balletti sono tre donne emblematiche e le passioni che sanno suscitare. Non a caso Petit riduce ai minimi termini le parti narrative e si concentra invece sugli stati d »animo dei personaggi, che da un lato hanno una forte carica vitale, dall »altro sono sopraffatti dalla loro natura autodistruttiva. Da questa ambivalenza e dall » eclettismo del loro creatore deriva la forza e l »attualità dei tre balletti, la cui drammaticità è costruita su diversi livelli e si accompagna a una vitalità e una freschezza straordinarie per una serata densa di emozioni capace di offrire una panoramica di ampio respiro sull »opera di Roland Petit. .

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