Lo Schiaccianoci

 » Definirei il mio Schiaccianoci neoclassico, anche se per certi versi é classico : qui la cosa più importante, tuttavia, non é il virtousismo, ma qualcosa di più che proviene direttamente dal cuore « , cosí afferma Nacho Duato a proposito del suo Schiaccianoci, creato nel 2013, quando era direttore artistico del Teatro Mikhailovskij di San Pietroburgo.

Ed é con questo storico balletto, rappresentato per la prima volta nel 1892, che il Teatro alla Scala ha aperto la sua nuova stagione, un’opera che mancava nel teatro scaligero dal 2006. Nuova produzione e nuovo coreografo per gli appassionati del balletto, una coreografia tutta da scoprire e che si presenta innovativa sia dal punto di vista coreografico che delle scenografie.

Il libretto e la musica di �OEajkovskij (di cui si celbrano tralaltro i 175 anni della nascita), restano gli stessi, malgrado qualche cambiamento; le vere novità sono da scoprire appunto nel linguaggio coreografico e nella scenografia che, benché possa essere considerata minimalista, resta di effetto.

Siamo d’accordo che la danza di questo Schiaccianoci potrebbe apparire più  » semplice  » e  » meno regale « di quella della versione di Nureyev, ma attenzione. A uno sguardo più attento si coglie la complessità cui i protagonisti sono confrontati, soprattutto in certi enchainements e portés. Sembra quasi che il coreografo vada a cercare la costruzione di passaggi difficili laddove altre volte, benché con più di virtuosismo, potevano apparire semplici.

Se il coreografo dice che questo suo balletto é neoclassico, questo aspetto é da ricercarsi non particolarmente nella tecnica solitamente intesa come neoclassica, ma soprattutto nell’approccio e nella maniera in cui egli costruisce il suo Schiaccianoci. Uno sguardo più moderno e umano, una volontà di coinvolgere il pubblico moderno appaiono sin dall’inizio (l’opera é ambientata nell’epoca liberty), ma l’atmosfera di favola e di sogno restano intatti.

In apertura, una voce fuori campo (Drosselmeyer), ci fa già immergere nella storia e assaporare la magia del racconto ; l’esercito dei Topi, simbolo del  » Male  » rimane protagonista del primo atto ma questa volta il suo Re muore alla fine della prima parte come se il coreografo volesse ben distinguere nel suo balletto una parte nera (Male) e una bianca, quella del Bene del secondo atto. E a sancire questa netta demarcazione, é la danza spagnola, fervente nel suo ritmo e interpretata da Marta Romagna e Massimo Garon.

Le altre differenze più importanti vanno ricercate nei celebri Valzer dei Fiocchi di Neve e nel Valzer dei Fiori. Per il primo non più neve, niente tutù in tulle e merletti argentati ma costumi più moderni, sobri ma che riflettono con le loro nuances le stelle che fanno da sfondo alla scenografia non solo in questo passaggio. I cieli stellati hanno da sempre attirato i più grandi romantici.

Il Valzer dei Fiori si presenta veramente come un bouquet, rosa e bianco i colori predominanti su una coreografia che lascia spazio sia al Corpo di Ballo, ai solisti e ai protagonisti principali di mettersi in risalto. Il celebre pas de deux del secondo atto resta intenso ma come in tutto il resto del balletto Clara e il Principe sono due giovani più  » normali « , com’é nello spirito di questa versione. Infatti la giovane appare sin dall’inizio più sbarazzina e matura, non é la semplice fanciulla ingenua che ritroviamo nelle versioni precedenti e il Principe é un ragazzo più maturo, che da un lato puó far meno sognare ma che nello stesso tempo puó dare più sicurezza.

Nicoletta Manni e Claudio Coviello hanno regalato un’altra bella performance : la prima ballerina del Teatro alla Scala ha mostrato ancora una volta la sua forte personalità in scena, e il suo partner ha confermato il suo buon livello tecnico. La scenografia e i costumi che contribuiscono a dare un’allure d’originalità a questo Schiaccianoci sono firmati Jérôme Kaplan, un artista di cui Nacho Duato ne apprezza le qualità e che ha già collaborato con altri celebri coreografi come Jean Cristophe Maillot, Christopher Wheeldom et Alexey Ratmansky.

Milano, Teatro alla Scala, 16 Gennaio 2015

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