ParmaDanza2006 – La Belle

Attendere qualche tempo pur di avere un marito

Ricco, ben fatto e dolce,

è cosa assai naturale,

Ma ad aspettare cento anni e per di più nel sonno,

Beh, non si troverebbe più fanciulla oggi

Che dormisse così tranquillamente.

La fiaba ci vuole ancora dire

Che spesso i piacevoli nodi dell »imene

Non sono meno gustosi per essere stati attesi a lungo

E che nulla si perde nell »attesa.

Ma le donne aspirano

Alla fede coniugale con tanto ardore

Che non ho la forza né il coraggio

Di predicar loro questa morale.

Dalla fiaba « La Bella addormentata nel bosco » di Charles Perrault

Sono queste parole, tratte dalla fiaba di Perrault, che fanno riflettere e possono essere lette come chiave interpretativa per questa nuova versione de La Bella Addormentata, che, conservando le musiche di Cajkosvky che accompagnavano la prima versione di Petipa, è stata portata in scena dal direttore artistico dei Ballets di Monte-Carlo, Jean-Christophe Maillot con il titolo La Belle, creata nel 2001 al Grimaldi Forum di Monaco e insignita dei Premi « Nijinskij » e « Danza & Danza » .

Dalla visione fantastica e romantica che da sempre ha ispirato la maggior parte delle riedizioni danzate della favola, Maillot, volendo restare fedele alla versione dello scrittore Perrault, riesce a ricavarne un balletto in cui la storia d’amore viene calata in un mondo simbolico, in cui trovano più spazio i problemi reali e le dinamiche dell’inconscio.

E così infatti che la vicenda non si sviluppa più nel mondo fantastico e immaginario del palazzo principesco ma si snoda ponendo a confronto due universi opposti: quello degli Uncinati rappresentati dalla Regina Madre e quello dei Petulanti sotto il regno del Re e della Regina, genitori della futura Belle.

Il primo rappresenta in un certo senso la parte più oscura e vampiresca dell’animo della Regina, che appare in tutti i suoi lati più crudeli e dispotici, tentando di sopprimere ogni traccia di sogno e di desiderio di suo Figlio, il Principe.

Di contro nel Regno dei Petulanti, l’atmosfera che si respira è totalmente differente: qui i desideri possono veramente prendere forma e divenire concreti, tra tutti quello fertilità. E non a caso Maillot, proprio per rappresentare quest’aspetto utilizza in modo simbolico nella scenografia che si avvale di luci sulle tonalità azzurre e rimane sempre molto essenziale, bolle trasparenti e palloni, così come i costumi dei protagonisti, dalle Petulanti incinte, dalla Regina, fino ai fantasiosi tutù delle Fate, sono disegnati e corredati all’insegna di linee rotonde e forme sferiche.

E veniamo più da vicino ai personaggi. La Fata dei Lillà è senz’altro una figura centrale, forse più importante rispetto a quanto lo sia per esempio nella versione di Petipa. E’ a lei che tocca infatti consegnare al Principe la bolla di cristallo nella quale il Principe leggerà il suo destino che lo porterà a vivere in maniera più libera e gioiosa, lontano dall’egosimo e dalla prepotenza della Madre; ma la bolla è anche il simbolo della parte più intima dell’anima e del cuore, è una versione più ridotta di quella in cui apparirà la Principessa Aurora nel secondo atto. Ma in questo caso, la grande palla trasparente non sarà che il simbolo del mondo ingenuo e candido in cui la fanciulla vive fino al momento culmine del primo bacio col Principe della durata di circa due minuti, che sigilla la loro unione spirituale e carnale. Fedele in questo passaggio alla versione di Perrault, più che a quella dei Fratelli Grimm che è stata quella che nel corso degli anni ha influenzato molti coreografi per trarne una versione più edulcorata (fa eccezione per esempio quella trasposta in un mondo di eroinomani del 1996 di Mats Ek), Maillot non ha bisogno di far dare al Principe il bacio ad Aurora perché ciò accade e sarà fatto in modo reciproco, « dopo il primo sguardo », come si legge in Perrault. Un altro bacio in questa versione dei Ballets de Monte-Carlo è fondamentale, quello del terzo atto, dato dalla Bella alla Regina Madre. La sua importanza è legata al fatto che questo, suggella la morte della Madre del Principe, vinta dalla forza dell’Amore dei due giovani.

Maillot è risucito a fare di questo balletto un’opera in cui i protagonisti danzano in maniera molto fluida, lasciando grande libertà all’intepretazione. Tutto è molto leggero, nulla sembra esagerato, neanche nelle scene più crude del Regno degli Uncinati, così come anche la fantasia si coniuga in maniera equilibrata con il mondo reale dei sentimenti portati e rappresentati sul palcoscenico in modo molto reale e carnale. Il linguaggio coreografico è basato su linee essenziali e pulite e la gestualità, pur essendo molto espressiva, non fa mai ricorso a movimenti esagerati che potrebbero apparire eccessivi o appesantire lo scorrere della vicenda. Tutto è vissuto all’insegna dell’equilibrio, i passaggi tra le parti più legate all’immaginazione e al mondo fantastico e quelle più calate nella realtà comune, non avvengono mai in modo brusco, sono ben calibrati e amalgati tra loro. Capita forse non spesso vedere un balletto contemporaneo danzato in maniera così fresca e spontanea, in cui i danzatori, pur avendo una grande tecnica, sembrano veramente esprimersi con grande libertà. Grande merito quindi al direttore artistico, Jean-Christophe Maillot per essere riuscito con uno stile coreografico assolutamente semplice ma intenso a costruire uno spettacolo in cui tutte le passioni umane sono vissute in maniera profonda, facendo trionfare l’Amore contro le le parti più oscure e crudeli dell’animo umano.

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